Per DDR Group la specializzazione è la chiave del successo

Realtà pugliese presente sul mercato da ben trent’anni, DDR Group ha fatto della specializzazione in alcuni ricambi il suo punto di forza. A spiegarci la storia di questa azienda è proprio il titolare, che da quest’anno è anche consigliere del Consorzio PDA.
Nata nell’aprile del 1985, DDR Group vanta un’esperienza trentennale nel settore dei ricambi per veicoli industriali. Michele Romito, titolare dell’azienda di Modugno, in provincia di Bari, ci racconta di averla fondata insieme ad altri suoi ex colleghi dopo anni di esperienza in una nota azienda del settore. Inizialmente c’erano due divisioni, una dedicata alla vettura e l’altra al veicolo industriale, ma con il passare del tempo quest’ultima è cresciuta sempre più finito a diventare l’unico core business.

Diverse sono le tappe che hanno caratterizzato la storia di DDR Group, prima fra tutte il cambio radicale avvenuto nel 2006, quando i soci hanno preso strade diverse e l’azienda è diventata a carattere famigliare, con l’arrivo di Manuela e Marcello Romito che hanno affiancato il padre nell’attività, la prima occupandosi della parte amministrativa, il secondo della direzione vendite.

Che cosa è cambiato da allora?
Con l’arrivo in azienda dei miei figli abbiamo dato un taglio nuovo all’attività; mi stanno dando una grossa mano insieme ad altri collaboratori (agenti esterni e addetti al magazzino), affinché DDR Group possa essere sempre più competitiva in un mercato che negli ultimi anni si è fatto a dir poco agguerrito. Tre anni fa c’è stato anche il trasferimento in una sede molto più grande di 1.200 ma (rispetto ai 400 mq della prima sede), e abbiamo stretto sempre più i rapporti con brand e aziende di prestigio che ci supportano nella distribuzione di ricambi per quel che riguarda solamente il veicolo pesante. Questo trasferimento ha portato una crescita esponenziale, abbiamo inserito nell’offerta nuovi articoli così i nostri clienti possono trovare non solo il freno e la frizione per intenderci, ma molto di più.

In un momento di crisi economica globale, trasferirsi in un nuovo capannone è sicuramente una sfida importante.
Abbiamo avuta l’arbitrio e la fortuna di spingere sull’acceleratore e fare investimenti di questo tipo, non solo a livello di struttura ma soprattutto di personale e di magazzino, con l’ingresso di nuovi marchi che prima non trattavamo. Per fare un esempio, nel nostro portafolio è entrata anche la batteria, che prima non proponevamo anche per motivi di spazio.


Di quali articoli si compone la vostra offerta?
Al contrario della tendenza del mercato attuale che vede distributori vendere di tutto, dall’olio motore alla trasmissione, noi abbiamo un approccio diverso: non vendiamo tutto, ma di quello che vendiamo siamo dei veri e propri specialisti, ed è questa la differenza tra noi e chi vende “di tutto un po’”. Per esempio parlando di ingranaggeria per autocarro, quindi cambi differenziali, possiamo soddisfare qualsiasi loro richiesta. Passando invece al tachigrafo digitale, ovvero la “scatola nera” del camion, siamo dei veri specialisti e ci distinguiamo per il fatto di offrire un servizio completo, fatto di corsi alle officine in cui diamo tutte le informazioni sul prodotto, come si usa, le evoluzioni che ha avuto nel corso degli anni e come rispettare le normative vigenti. Siamo specializzati anche nella sospensione pneumatica, così come anche il freno è un nostro fiore all’occhiello grazie ai marchi di prestigio che trattiamo. Quindi, per quanto riguarda questi ambiti siamo in grado di garantire al cliente tutto quello che serve.

È la specializzazione quindi il vostro punto di forza?
Il mercato è cambiato molto negli ultimi anni. Quando facevo il venditore la richiesta era altissima e se eri bravo riuscivi a vendere il tuo prodotto con buoni margini, mentre oggi il cliente dal suo fornitore vuole trovare tutto, e questo all’inizio ci ha spiazzati. Abbiamo così deciso di specializzarci in alcuni prodotti, e questo è stato fondamentale perché ci ha permesso di restare sul mercato: chi viene da noi non cerca il prezzo basso ma una soluzione al suo problema, e noi riusciamo a farlo con gli articoli più tecnici, come appunto tachigrafi digitali o cambi differenziali e via dicendo. Oltre a questo offriamo anche molto altro, ma è il “fattore tecnologico” a darci forza sul mercato. Stiamo pensando di inserire a brevissimo anche l’e-commerce perché il futuro della vendita si sta evolvendo in questa direzione, inserendo anche nuovi prodotti in modo da fidelizzare sempre più i nostri clienti.


In questi ultimi anni di grandi cambiamenti per DDR Group, si aggiunge anche la vostra entrata nel Consorzio PDA.
Esattamente, ed è stato un altro punto di svolta per noi. Fondato nel 2009, il Consorzio è nato da un’idea di distributori nazionali che, dopo aver maturato esperienza decennale anche in altri consorzi, hanno deciso di creare questa nuova struttura dedicata al settore auto; successivamente, nel 2012 si è deciso di allargare il progetto anche al mondo del truck, ed è qui che entra in scena la DDR Group, grazie principalmente alla mia lunga esperienza in questo settore.
Nel marzo di quest’anno poi, sono stato nominato consigliere dai soci del Consorzio, che mi hanno affidato il compito di seguire da vicino la divisione dei veicoli industriali, con l’obiettivo principale di far entrare nel gruppo altre aziende come la mia: puntiamo a far sì che il numero sia più significativo anche nei confronti dei fornitori, verso una crescita in cui serve l’aiuto di tutti. Il futuro del ricambio è fatto di aggregazione, di persone che si uniscono per portare avanti un progetto comune.

E come Consorzio, qual è il vostro?
Essendo composto appunto da distributori di ricambi auto e veicoli pesanti, prevediamo l’affiliazione al gruppo anche di nostri clienti, ovvero i ricambisti, con mansioni diverse, creando delle bandiere affinché tutti possano essere partecipi. In questo modo, il fornitore può trovare in noi un gruppo di distribuzione di un certo spessore. Nel settore del veicolo pesante, che è quello che mi compete, vorremmo coinvolgere direttamente le officine, a cui dare una bandiera PDA e offrire corsi di aggiornamento insieme ad altri benefit. Sia i ricambisti che le officine entrerebbero nel Consorzio non come soci ma come attori protagonisti di un progetto in cui l’unione fa la forza. Vogliamo essere un valido supporto per tutte le officine indipendenti che non hanno una bandiera per crescere insieme, e gli daremo tutto ciò che serve per restare sul mercato a livello di innovazione tecnologia. È come creare una rete nella rete per essere sempre più competitivi, contando su una valenza diversa rispetto alla “semplice” officina indipendente.

Ci sarebbe un dialogo diretto tra distributore e officina, o il ricambista rimane nel mezzo?
Il ricambista farà sempre da mediatore, molto più nel settore auto che in quello del veicolo pesante, perché in quest’ultimo il distributore sempre più spesso serve direttamente l’officina e anche la flotta (che ha in genere un’officina interna); nel settore auto i volumi sono molto più alti, quindi c’è la necessità di avere un ricambista di zona che serva le officine, però anche le officine stesse avranno la loro bandiera perché affiliate al mondo PDA.

Come consigliere del Consorzio ha altri obiettivi?
Prima di tutto voglio portare a termine l’incarico che mi hanno dato, si fidano di me perché essendo sul mercato nel truck da molto ho maturato una profonda esperienza. Cerco di avvicinare al nostro Consorzio il maggior numero di aziende, in modo che anche il mondo del veicolo pesante cresca numericamente, sia a livello di soci che di fatturato cercando una copertura più omogenea dell’intero territorio nazionale. Prevediamo l’entrata di due nuovi soci entro fine anno, e di almeno altri 4 nel 2016. In questi ultimi anni, inoltre, abbiamo visto sempre più gruppi concorrenti associarsi a realtà europee, e noi puntiamo a fare lo stesso nel futuro imminente in un’ottica di globalizzazione per la distribuzione dei ricambi. Prima però dobbiamo concentrarci sull’Italia.

 

Fonte : Notiziario Veicoli Industriali